Ode al mio corpo

Pugnalato dalla malattia
nemico di sé stesso
Logorato dall’angoscia
Perforato dagli aghi
Avvelenato da farmaci, radiazioni e paura
Scosso dai brividi
Stordito dalla morfina
Svuotato della fertilità
Privato di sogni
Dimagrito, ingrassato, dimagrito di nuovo, gonfiato dal cortisone, ingrassato ancora
Affamato
Inappetente
Nauseato
Bisognoso
Regredito all’infanzia
Attraversato dai tubi
Invecchiato di vent’anni in due mesi
Incapace di reggersi in piedi
Capace di imparare di nuovo a camminare
Svenuto sul pavimento della camera da letto
Incosciente in terapia intensiva
Appassito e rifiorito
Come cento primavere
Stanco
Milioni di volte finito
E sempre una volta in più ricominciato
Ingrigito
Ingiallito
Imprigionato
Evaso
Così incredibilmente coraggioso
Così incredibilmente forte
Così incredibilmente vivo.
Onore a te,
Mio corpo bellissimo,
Scrigno
Di tante notti
E altrettanti giorni,
Più uno

Donare il midollo ti cambia la vita

Questa è la storia di Mirko, donatore di midollo osseo e volontario di ADMO Lombardia.

“Il destino a volte ci regala una possibilità ed è quella di poter salvare una vita, di donare una nuova speranza ed è un dono immenso, non ci si può voltare dall’altra parte, non è possibile dire “no io nn lo voglio fare”.

Quando ho ricevuto la telefonata in cui mi hanno detto che il mio midollo era compatibile, si è fermato il tempo: ero l’1 su 100mila di una persona a cui potevo cambiare il destino. Magari di un bambino che non ha potuto godersi i suoi primi anni, perché ha dovuto imparare da subito a lottare per vivere. O di una donna piena di sogni da realizzare o di un uomo con una vita piena d’amore che non vuole dover lasciare. E poi… Tutte le persone che accanto a lui/lei vivono la sofferenza della malattia: se mentre leggi stai pensando che forse l’idea di diventare donatore non è così male, aggiungi il pensiero che la vita potresti restituirla anche a loro.

Kenshõ!

È una  parola giapponese che ho letto in un libro e significa lampo di luce. Il momento che lega eternamente la vita del donatore a quella del ricevente e della sua famiglia, quelle chiamate che avvisano uno di poter salvare una vita e gli altri di poter tornare a sperare. Quello è un lampo di luce.

Io quella telefonata con il medico la chiusi e scoppiai a piangere. Poi strinsi mia figlia a me, la strinsi forte. Era il 2014. Erano lacrime di vita.

Oggi continuo grazie ad ADMO a dare il mio contributo: raccontiamo, sensibilizziamo, diamo la nostra testimonianza, entriamo nelle scuole e guardiamo negli occhi i ragazzi e gli chiediamo di impugnare l’arma più bella, più profonda, più forte, il cuore.

Donare cambia la vita. A me l’ha cambiata per sempre.

Mancano pochi giorni e sarà di nuovo il 23 maggio e il mio pensiero vola da te.

Ti vedo vivere, correre, gioire, amare, assaporare quello che ti stava sfuggendo di mano.”

Donatore di vita