il mio giorno zero

6 ottobre 2020: due anni di arrampicate fin quasi alla vetta, con mani ferite e muscoli esausti e poi, sempre, piccoli smottamenti di terreno e scivolavo giù, lontano dalla vetta, di nuovo al punto di partenza.
Due anni così, che portano dolore fisico ed esaurimento psicologico e, di rimbalzo, anche il cambiamento vero, quello che ti strappa senza troppi preliminari a ciò che eri e ti lancia irrimediabilmente in ciò che sei.
In un luogo dove tutto è presente e nient’altro esiste.
In quel luogo ho conosciuto l’amore della mia vita, la sua famiglia splendida, ho conosciuto il valore di persone che, davanti alla mia testa pelata e alla mia pelle grigia, non si sono girate nemmeno un istante dall’altra parte (come non escludo che avrei fatto io) e hanno guardato in faccia tutti i miei mostri, con me, per me.
Ho rivalutato il valore della mia famiglia, di mio padre che si addormentava su una sedia mentre io facevo terapia, di mia mamma che quando piango mi fa vedere le cose belle e mi tira su il morale, delle mie zie e dei miei zii, delle mie due splendide, splendide cugine (ne ho molti di più di cugini ma ahimè fisicamente sono lontani e comunque nemmeno loro hanno mai fatto mancare una parola d’amore quando ne avevo bisogno). Ho riconsiderato amicizie che, sempre per amor mio, hanno preso le distanze con discrezione, pur non mancando mai.
Infine: io. Io, così forte, così bella. Io.

Sei Ottobre Duemilaventi – il mio giornozero

One thought on “il mio giorno zero

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